La solitudine delle mutande
| 08.11.08Volevo scriverti, sarei felice e tu lo sai e lo saresti anche tu.
Fai l’uomo e sei diventato grande e la rottura non ti spaventa, anche se la gomma della solitudine ti impedisce in genere di prendere risoluzioni. Non rompere nulla, lasciare piuttosto il tempo alla polvere. Acari e anacoreti.
Vacillo nel decidere dato che riavvicinandomi a te mi porrei contro questa fondamentale onda lunga che ci divide. Anch’io divento grande.
Mi affido alla sapienza di lasciare fare. Più passa il tempo e meno dipende da me. Dipende da me il solo fatto di preconizzare l’onda lunga. Farei un torto a questa recentissima sapienza.
Mi spiacerebbe che tu intellettualizzassi questa mia scelta come di un gioco che ho scelto di giocare.
Ti ripeto che non scelgo. Se lo vedo solo ora è solamente troppo tardi.
Solamente. Esattamente questo e da soli.
La solitudine è farsi tre bidè al giorno e poi non farne più per settimane. A seconda solo che ti capitano cose che prevedevi male o non prevedevi. La solitudine è questa puntiforme insipienza del tempo. È la sporcizia dell’asceta. Maiali gli asceti e gli anacoreti.
Solitudine è sorprendersi di amare qualcosa o qualcuno. Queste risate dei finti agguati mi hanno stancato.
Appena non ti vergognerai di fare un po’ di fatica prova a chiamare.

