invidia

| 20.02.09

Nietzsche si rovinò la salute mentale tentando di capire come i deboli possano storicamente aver vinto i forti.
Come sia possibile che la décadence abbia vinto gli spiriti vittoriosi.
Com’è che la plebe schiacci gli spiriti aristocratici.

Perché tu credi di essere un eletto quando sei invece le plebe?
Se ti senti un eletto – forse sei la plebe.
Se ti chiedi invece – perché questo desiderio di annientamento – forse la plebe non sei.

La plebe non desidera la vittoria – desidera annientare. Una lingua infaticabile che odia se stessa.
Se non hai un fuoco che vuole annientare: se invece pianifichi goccia a goccia la distruzione: questo non fa di te un vittorioso – – anche se amaramente vincerai.
Vincerai, e poi morirai come muoiono i bambini, senza aver capito nulla.

Se hai un gusto amaro in bocca e ti stupisci guardandoti intorno: allora forse ti stanno annientando.
Non chiederti cosa resterà di te ma cosa continuerà a lussureggiare, al di là della plebe: lì nascerà qualcosa che tu ancora non potevi essere.

Beati gli invidiosi, perché erediteranno la terra – - ignorata e lussureggiante.
L’ultimo rifugio è lì dove tu non sarai più.

Afrodite

| 30.07.08

Già sapevo che un mito narrasse la nascita di Afrodite dalla spuma del mare.

Quello che non sapevo è che, a quanto pare, tale spuma fu generata dal tuffo nel mare dei coglioni di Urano, evirato dal figlio Crono.

Mi raccolgo un attimo in me stesso e provo a visualizzare la scena di questi coglioni giganti (presumo, lasciatemi sognare) che dall’alto piombano incongruamente in mare, e dagli spruzzi che provocano spunta la dea della bellezza.

L’Olimpo più pazzo del mondo.

Wittgenstein

Il giornalista che collabora con Il Foglio di Giuliano Ferrara e molte altre importanti testate italiane aggiorna quotidianamente il suo seguitissimo blog
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Piove sui giusti e sugli iniqui. E cosa c’entriamo noi nel mezzo?
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Aggiorna il seguitissimo una creatura generale senza generalità, e poi piove, e che c’entriamo? Ah beh, ah sì, il PD e la playlist, tutto si tiene come la madonna l’imene.

Com’è che l’Odifreddi scrive libri con la semplicità e la rapidità con cui un uomo normale caga?
Io non lo so.

Ma il parallelismo vorrà pur dire qualcosa.

Ode alla Minghi

| 02.04.08

Ah ricordo vagavo
Per le vie pristine che adombravano
Il segreto che petalo a petalo
Cadeva sulla sera.

Oh come bocca
Chiusa d’intorno
Come bocca si chiudevano
gli occhi per brevi parole.

Dicevano “mona dio cane”
E “no col Campari”.
Mi vidi sui lustri specchi
Cui poggiano i vostri volti sereni.

Ma solo, sul far della sera
Solo!, attesi che l’ora venisse:
La sera dell’orizzontale dio
culo divaricato sul trono.

Solo, e pietoso d’indugi
Come in vomiti lievi rinchiuso
Nella sera a me sì cara
Morii da giusto mille volte ancora.

Tu sappi che solo
Che fui. Bramoso
Di mille passi ancora
Portati il porco dio sa come, amici,
D’innanzi ai vostri cerchi.

Alzato di peso dai piedi
Trascesi Cabernet
Valicai i vostri volti
Seppi i fantasmi diurni
la carne di un tempo che dura.

Peso ai piedi volli perdere
Avere la lentezza del vegliardo
Spaccare in quattro il pelofiga
La fuga degli dei volli ammirare.