Sostrati

| 15 febbraio 2008

A sinistra del PC, sulla scrivania, stanno le chiavi sopra il blocco degli appunti, nel quale annotai fittamente il calendario e la scansione delle attività previste.

Dalla finestra vedo il palazzo di fronte, così ravvicinato che il grigio-bianco dell’intonaco mi fa notare tardi che il sole scomparve.

Sento le ambulanze di lontano avvicinarsi, troppo lontane perché il doppler le catturi, e il vociare che monta dalla strada; sento radunarsi una folla, mentre qui continua intatto un silenzio fatto di poche persone e spazi sgombri. Più che la folla, in cui qualcuno ora grida, sento il silenzio, inalterato, dimenticato. Da che sono qui: questo silenzio. Candide dimenticanze.

Inalterato, dimenticato e pressante – allo stesso modo – mi decido ad andare a pisciare dopo ore in cui avrei dovuto farlo.

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