cardioide

05 agosto 08

La sambuca è dolce e densa. E calda, anche bevuta fredda.
L’epicicloide ha un caso particolare, la cardioide, che a sua volta ha un caso particolare, il limaçon.

Il caso notevole, senza divagare, è il rotolamento senza scivolamento: il fatto che la circonferenza ruoti attorno ad un’altra circonferenza. La fissità del rotolamento di una circonferenza è un prezioso vincolo. Lì a goccia a goccia stilla la sambuca.

Ciò che l’uomo ha di minerale è quello stillare della sambuca. Nella vasta grotta del suo cuore attendono le stalagmiti di stillare. Non le ossa, che per poco si spezzano, sono quello che l’uomo ha di minerale.
È il suo cuore mai visto da occhi umani. Che trattiene l’uomo dallo scivolare.
L’equidistanza da un punto è la volontà del mantenimento di un centro quantunque avvenga l’assuefamento alla sambuca. Rotolare senza scivolare è l’asseverazione di uno stato che si mantiene in modo indefinito, nel quale la discensione dura.
La figura piana della cardioide – dal chiaro colore di sambuca – descrive sull’asse z del tempo il durare, cioè ciò che dorato permane. In questa forma grottesca di permanere è dato solamente all’uomo il lampo di un tempo non mortale.

Da indiscrezioni mi risulta la nuova strategia di marketing dei negozi Oviesse.
È stata battezzata lead injection frozen wall.
In pratica sputano fuori dalle porte di ingresso un muro di aria condizionata gelida.
Se passi davanti agli ingressi, sei obbligato a voltarti per vedere da dove cazzo viene sto freddo ed accorgerti inevitabilmente di Oviesse (first marketing goal: brand awareness by freeze).
Se sei donna in pausa pranzo, quasi inevitabilmente entri anche solo per rinfrescarti e dai un’occhiata alla roba (second marketing goal: innovative lead capture).
In qualche caso una puttanata qualunque la si compra (third marketing goal: lead micro-conversion).
Poi sei in canottiera, ci saranno 17 gradi centigradi, devi andartene o collassi (fourth marketing goal: customer buying cycle optimization).
Esci fuori con la puttanata comprata e pensi che se hai caldo (ed eventualmente ti serve un’altra puttanata) c’è Oviesse (fifth marketing goal: in deep customer physical retention).

Servirebbe ora una grafo, una ricapitolazione concettuale che disegni la costellazione operativa da ammirare e un sorriso adeguato alla circostanza. Tutte cose che non mi vengono. Sono evanescente fino a dove riesco a sentire.

La Ivonne Garbujo SpA è una storica azienda di restauro di ville e palazzi antichi. Quantomeno nacque come tale.
L’omonima fondatrice, attiva negli anni 20 dello scorso secolo, dedicò gli ultimi 30 anni di vedovanza della sua vita all’ospitare ed educare giovani sole e sbandate, garantendo loro una vita dignitosa e l’insegnamento della lavorazione delle malte e delle preparazioni edili, mescolate a piccole percentuali di opale, sali di zolfo, percentuali minute di turchesi e clinoclasii. Amava spiare le giovani adoprarsi sull’iniziare del crepuscolo nella polverizzazione de’ minerali vicino alle betoniere da salotto.
Sognava per esse una placida e quasi immota felicità, simile al pulviscolo che in lamine lavorava insieme alle polveri minerali per preparare un poco di buio alla sera. Vecchia colle ossa cave, dava seguito nei suoi diari al suo sottrarsi all’azione. Nella lentezza dei gesti delle ragazze trasferiva se stessa, ormai vicina allo scomparire.

Gli attuali azionisti fanno riferimento esattamente a questo trapassare della Garbujo, quando, dopo quasi cento anni, cercano giustificazioni per il nuovo dibattuto prodotto della Ivonne Garbujo SpA: la criogenesi intellettiva.

Ivonne, ormai sull’orlo della morte, vide chiaramente che i nuovi ricchi, rapidamente beatisi della bellezza degli stucchi e degli intonaci dai preziosi riflessi realizzati dalla sua azienda, restavano mortificati negli ampi spazi vuoti delle ville comprate come oggetti, e angosciosamente muti di fronte a li immani silenzii che il proprio status garantiva tutto intorno.
Non restava ad Ivonne che entrare nelle case, produrre pelli artificiali pei divani lisci come pelli bionde di donna e duri come locuste, cucine con pezzi di acciaio e caminetti a trompe l’oeil, scale di marmi siliconici; portò a poco a poco il bizzarro nella vita come sanno fare le donne: e non invano.

E lavatrici ginniche, diete a smagrimento logaritmico, nuove attrezzature sintattiche pei social climber, quindi, prossima a lanciare sul mercato la propria religione esploitando il Buddismo col biofeedback di Scientology… morì.

Quando si crea un movimento a partire da un padre fondatore, l’amplificazione rende chiari i tratti che originarono dalla sua vita. Le sottoculture e i sottogeneri in cui si anima il movimento radica questi tratti e crea le premesse del successivo slittamento di paradigma, da cui prenderà le mosse un futuro nuovo padre fondatore.
Nel movimento rimangono tuttavia nascoste esattamente le caratteristiche peculiari del padre fondatore. Proprio le sue peculiari caratteristiche non riescono a farsi pubbliche.
La riproducibilità è un meccanismo che ancora non si è fatto carne.
Rispetto a un movimento che un padre fondatore genera, questi rimane essenzialmente estraneo a quello.

Quella vecchia troia di Ivonne Garbujo, che godeva nel vedere lentamente intossicate le discepole di polveri minerali, annotava: “considerare le cose sotto la specie dell’eternità è tipico del filosofo maschio, e più precisamente del maschio fanciullo. Sopportare l’esistenza di un dio o, in subordine, attendere l’avvento del redentore, non sembra tollerabile all’uomo che vive l’attesa della morte quale discrimine che debba annientare – con lui – l’universo intero. Il gioco prediletto diviene la considerazione dell’eternità come una forma di superficialità ghiacciata, che in definitiva è la vita a ginocchioni che pratica la fellatio al maschio con i suoi superflui occhi sbarrati.

Il panico dell’ente che è eterno, il fatto che è eterno lo deve far diventare ogni cosa, quel panico che non è dolore… quale uomo non ne sarà annientato prima.

Sotto la specie dell’eternità c’è quest’uomo, sotto il quale vive il desiderio dell’annientamento, che altro non è che una forma del desiderare.
Desiderare la cosa come imminente, in una erezione e in una considerazione di una distruzione che si vorrebbe vedere incominciare. Nessuno tra questi tipi d’uomo vuole qualcuno o qualcosa che gli sopravviva.
Se non c’è dio o se io non sono dio, tutto questo deve essere annientato, ma per favore fai più piano, più piano.”

Afrodite

30 luglio 08

Già sapevo che un mito narrasse la nascita di Afrodite dalla spuma del mare.

Quello che non sapevo è che, a quanto pare, tale spuma fu generata dal tuffo nel mare dei coglioni di Urano, evirato dal figlio Crono.

Mi raccolgo un attimo in me stesso e provo a visualizzare la scena di questi coglioni giganti (presumo, lasciatemi sognare) che dall’alto piombano incongruamente in mare, e dagli spruzzi che provocano spunta la dea della bellezza.

L’Olimpo più pazzo del mondo.

Wittgenstein

Il giornalista che collabora con Il Foglio di Giuliano Ferrara e molte altre importanti testate italiane aggiorna quotidianamente il suo seguitissimo blog
www.wittgenstein.it/ – 91k – Copia cachePagine similiFiltro

—————————
Piove sui giusti e sugli iniqui. E cosa c’entriamo noi nel mezzo?
—————————

Aggiorna il seguitissimo una creatura generale senza generalità, e poi piove, e che c’entriamo? Ah beh, ah sì, il PD e la playlist, tutto si tiene come la madonna l’imene.