La vita ulteriore di Ivonne Garbujo
| 30 luglio 2008La Ivonne Garbujo SpA è una storica azienda di restauro di ville e palazzi antichi. Quantomeno nacque come tale.
L’omonima fondatrice, attiva negli anni 20 dello scorso secolo, dedicò gli ultimi 30 anni di vedovanza della sua vita all’ospitare ed educare giovani sole e sbandate, garantendo loro una vita dignitosa e l’insegnamento della lavorazione delle malte e delle preparazioni edili, mescolate a piccole percentuali di opale, sali di zolfo, percentuali minute di turchesi e clinoclasii. Amava spiare le giovani adoprarsi sull’iniziare del crepuscolo nella polverizzazione de’ minerali vicino alle betoniere da salotto.
Sognava per esse una placida e quasi immota felicità, simile al pulviscolo che in lamine lavorava insieme alle polveri minerali per preparare un poco di buio alla sera. Vecchia colle ossa cave, dava seguito nei suoi diari al suo sottrarsi all’azione. Nella lentezza dei gesti delle ragazze trasferiva se stessa, ormai vicina allo scomparire.
Gli attuali azionisti fanno riferimento esattamente a questo trapassare della Garbujo, quando, dopo quasi cento anni, cercano giustificazioni per il nuovo dibattuto prodotto della Ivonne Garbujo SpA: la criogenesi intellettiva.
Ivonne, ormai sull’orlo della morte, vide chiaramente che i nuovi ricchi, rapidamente beatisi della bellezza degli stucchi e degli intonaci dai preziosi riflessi realizzati dalla sua azienda, restavano mortificati negli ampi spazi vuoti delle ville comprate come oggetti, e angosciosamente muti di fronte a li immani silenzii che il proprio status garantiva tutto intorno.
Non restava ad Ivonne che entrare nelle case, produrre pelli artificiali pei divani lisci come pelli bionde di donna e duri come locuste, cucine con pezzi di acciaio e caminetti a trompe l’oeil, scale di marmi siliconici; portò a poco a poco il bizzarro nella vita come sanno fare le donne: e non invano.
E lavatrici ginniche, diete a smagrimento logaritmico, nuove attrezzature sintattiche pei social climber, quindi, prossima a lanciare sul mercato la propria religione esploitando il Buddismo col biofeedback di Scientology… morì.
Quando si crea un movimento a partire da un padre fondatore, l’amplificazione rende chiari i tratti che originarono dalla sua vita. Le sottoculture e i sottogeneri in cui si anima il movimento radica questi tratti e crea le premesse del successivo slittamento di paradigma, da cui prenderà le mosse un futuro nuovo padre fondatore.
Nel movimento rimangono tuttavia nascoste esattamente le caratteristiche peculiari del padre fondatore. Proprio le sue peculiari caratteristiche non riescono a farsi pubbliche.
La riproducibilità è un meccanismo che ancora non si è fatto carne.
Rispetto a un movimento che un padre fondatore genera, questi rimane essenzialmente estraneo a quello.
Quella vecchia troia di Ivonne Garbujo, che godeva nel vedere lentamente intossicate le discepole di polveri minerali, annotava: “considerare le cose sotto la specie dell’eternità è tipico del filosofo maschio, e più precisamente del maschio fanciullo. Sopportare l’esistenza di un dio o, in subordine, attendere l’avvento del redentore, non sembra tollerabile all’uomo che vive l’attesa della morte quale discrimine che debba annientare – con lui – l’universo intero. Il gioco prediletto diviene la considerazione dell’eternità come una forma di superficialità ghiacciata, che in definitiva è la vita a ginocchioni che pratica la fellatio al maschio con i suoi superflui occhi sbarrati.
Il panico dell’ente che è eterno, il fatto che è eterno lo deve far diventare ogni cosa, quel panico che non è dolore… quale uomo non ne sarà annientato prima.
Sotto la specie dell’eternità c’è quest’uomo, sotto il quale vive il desiderio dell’annientamento, che altro non è che una forma del desiderare.
Desiderare la cosa come imminente, in una erezione e in una considerazione di una distruzione che si vorrebbe vedere incominciare. Nessuno tra questi tipi d’uomo vuole qualcuno o qualcosa che gli sopravviva.
Se non c’è dio o se io non sono dio, tutto questo deve essere annientato, ma per favore fai più piano, più piano.”

