invidia
20 febbraio 09Nietzsche si rovinò la salute mentale tentando di capire come i deboli possano storicamente aver vinto i forti.
Come sia possibile che la décadence abbia vinto gli spiriti vittoriosi.
Com’è che la plebe schiacci gli spiriti aristocratici.
Perché tu credi di essere un eletto quando sei invece le plebe?
Se ti senti un eletto – forse sei la plebe.
Se ti chiedi invece – perché questo desiderio di annientamento – forse la plebe non sei.
La plebe non desidera la vittoria – desidera annientare. Una lingua infaticabile che odia se stessa.
Se non hai un fuoco che vuole annientare: se invece pianifichi goccia a goccia la distruzione: questo non fa di te un vittorioso – – anche se amaramente vincerai.
Vincerai, e poi morirai come muoiono i bambini, senza aver capito nulla.
Se hai un gusto amaro in bocca e ti stupisci guardandoti intorno: allora forse ti stanno annientando.
Non chiederti cosa resterà di te ma cosa continuerà a lussureggiare, al di là della plebe: lì nascerà qualcosa che tu ancora non potevi essere.
Beati gli invidiosi, perché erediteranno la terra – - ignorata e lussureggiante.
L’ultimo rifugio è lì dove tu non sarai più.
La solitudine delle mutande
08 novembre 08Volevo scriverti, sarei felice e tu lo sai e lo saresti anche tu.
Fai l’uomo e sei diventato grande e la rottura non ti spaventa, anche se la gomma della solitudine ti impedisce in genere di prendere risoluzioni. Non rompere nulla, lasciare piuttosto il tempo alla polvere. Acari e anacoreti.
Vacillo nel decidere dato che riavvicinandomi a te mi porrei contro questa fondamentale onda lunga che ci divide. Anch’io divento grande.
Mi affido alla sapienza di lasciare fare. Più passa il tempo e meno dipende da me. Dipende da me il solo fatto di preconizzare l’onda lunga. Farei un torto a questa recentissima sapienza.
Mi spiacerebbe che tu intellettualizzassi questa mia scelta come di un gioco che ho scelto di giocare.
Ti ripeto che non scelgo. Se lo vedo solo ora è solamente troppo tardi.
Solamente. Esattamente questo e da soli.
La solitudine è farsi tre bidè al giorno e poi non farne più per settimane. A seconda solo che ti capitano cose che prevedevi male o non prevedevi. La solitudine è questa puntiforme insipienza del tempo. È la sporcizia dell’asceta. Maiali gli asceti e gli anacoreti.
Solitudine è sorprendersi di amare qualcosa o qualcuno. Queste risate dei finti agguati mi hanno stancato.
Appena non ti vergognerai di fare un po’ di fatica prova a chiamare.
commesso cula
16 settembre 08Ha la piega dei pantaloni perfetta. Segaligno, ha la bocca emersa dallo scontro delle placche della sua vita terrestre, il cui calore, alimentato da violente liti, da pose gay, dall’amore della madre, da pianti cocenti, dall’età non più giovane: il cui calore spento l’ha fissata.
Una bocca sbalzata dai pompini e serrata dalla solitudine, immobile contro i mobili occhi neri, e la pelle dura, scura. Occhi che sanno serbare per la memoria le pieghe del prepuzio. Bocca che sa serbare per la memoria la pelle che si dipana e si fa piana. Gli occhi sono chiusi per la pelle che li chiude. Gli occhi non vedono più per il tatto che li chiude. Pelle che ingoiata chiude gli occhi. Apre la bocca, udito, dita. Se ne sta ritto nel suo negozio di gioielli del centro città.
La vetrina e la porta occupano il lato corto del rettangolo del negozio, un rettangolo stretto e lungo.
Io lo vedo la mattina. Il mio passo impiega pochi secondi a percorrere la corta vetrina, e pure lui impercettibilmente guarda fuori chi lo guarda.
Il suo completo nero che lo rende così visibile nel suo negozio bianco è un fatto interiore.
La sua eleganza è una vittoria. E la sua eleganza è una resa.
Ha costruito se stesso nella lotta per la sua diversità, si è preso cura di sé, ha voluto fare di sé la cosa che amava, e l’esito della lotta è questa sua visibilità tutta interiore.
Come i suoi gioielli si mostra senza fare sforzo.
Come i suoi gioielli mostra essenzialmente la sua struttura interna.
Perciò si stupisce ancora del mondo che lo guarda di passaggio, che lo rende un oggetto sconosciuto.
Nel negozio non ci sono che le teche di gioielli sopra tre bianchi parallelepipedi, più un quarto su cui poggia il registratore di cassa. Non una sedia.
Lui stesso, così alto, si deve talvolta piegare sul registratore piegando un poco le ginocchia e avanzando col busto, in una coreografica scomodità senza scampo.
In altre occasioni l’ho visto ritto in piedi sulla porta a guardare fuori.
Ho contato altre tre figure che conosce, con le quali sa accordarsi con la fermezza splendente dei suoi gioielli. Ho pensato che la scomodità era solo nei miei occhi.
Queste cinque pose complessive sono l’ultimo movimento che io conosca con il quale ha saputo affermare il raggiungimento della pace con se stesso. Ora sta imparando a sparire.
Ha amato a lungo colui che è diventato.
Poi ha capito, in realtà, di aver sempre amato solo la lotta che lo ha spinto a diventare se stesso.
La lotta è la promessa di un volto ma non ha mai un volto, per quanto la lotta sia la cosa che più si sa riconoscere e la più bella a vedersi. Così amata dall’uomo gli è la cosa più lontana.
Lontana dai campi di battaglia, la lotta rimane disumana anche nella quiete di una gioielleria.
Ieri l’altro, durante il mio solito percorso in centro, mi sono fermato dinnanzi al negozio.
Sembrava aperto ma all’interno non c’era nessuno.
In vetrina ho scorto un nuovo gioiellino. Un pendaglio di alabastro, a forma di S gotica, con un diamante su di un vertice.
È tanto delizioso da sembrare addormentato sopra il piccolo cuscino bianco, esposto allo sguardo di tutti, e così lontano dal desiderare di essere guardato.
marlboro quality line
04 settembre 08
Chi mai chiama questo numero? Cosa spinge un individuo a chiamare?
Ipotesi:
- ho un tumore, adesso cosa fate?
- Spedite sigarette a casa tipo pizza express? Solo stecche o anche pacchetti singoli?
- Perché ci sta tutta stammerda nelle sigarette? Non le potete fare che non fanno male?
- Quand’è che viene meglio una marlboro? Dopo il caffé, la birra, l’amore o il vino?
- Fumo sessanta marlboro al giorno, faccio bene?
- Credo che tra poco smetto, fumo da vent’anni, mi mandare a casa un gagget?
- Qual è il metodo migliore per aprire un pacchetto morbido? [strappare una sola delle pieghe a lato della fascetta del monopolio di Stato, e richiudere l’altra, nda]
E la domanda basilare.
- che differenza c’è tra le sigarette del pacchetto morbido e quello duro?
Chi dice nessuna è un essere inferiore cui conseguentemente è toccata una grave flessione del senso del gusto. (Chi comunque dice che in tasca si ciancicano evidentemente non è arrivato a capire che basta metterle trasversali alla tasca.)
Quelle del pacchetto duro sono più secche e forti. Quelle del pacchetto morbido sono più dolci. l’ho anche chiesto a due tizi diversi del call center marlboro, entrambi ufficiosamente hanno confermato.

