Intervista con l'autore

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Presentiamo una breve intervista fatta a Manuel Merlante, autore di Alato Scialare - quindi tanto delle poesie quanto dell'opera di affissione nei comuni del Polesine.

D. Qual è la differenza tra una poesia su un foglio bianco e una poesia attaccata su un cartello stradale? Quindi, per esempio: qual è il tratto distintivo di alato scialare? La sua ideazione teorica? L'agire per renderla effettiva? La reazione dei fruitori?


R. La differenza è che nel secondo caso l’operazione costa molto meno, e/o non si deve attendere la benevolenza di un editore. Ma sorvolando la questione economica (noi siamo eterei nobiluomini e ci fottiamo del capitale e del Capitale), una poesia su un cartello stradale fa parte del genere Poesia Verticale, ovvero quella che esce dal chiuso invisibile dei libri per andare a cercarsi con maggior forza occhi in giro pel mondo. E’ lo stesso principio che sta in una rivista murale o in un quadro di parole: sollevarsi dall’orizzontalità dei tavoli su cui normalmente giace la parola scritta per guadagnare l’inusuale (per la letteratura) maggior visibilità dell’aria aperta. Non conosco reazioni di fruitori all’infuori di quelli che io stesso ho accompagnato ai cartelli; i quali mi pareva si baloccassero.

D. Perchè i cartelli stradali come supporto alle poesie?


R. Perché sono naturalmente i titoli delle poesie stesse. E perché sono l’unico oggetto uguale e costante ritrovabile in ogni paese; una sorta di ulteriore regola nel già regolare gioco delle scialojate polesane.

D. Perchè Bartlebooth?


R. Bartlebooth è l’omino bizzarro che ne “La vita istruzioni per l’uso” fa un gioco artistico-geografico ben più imponente del mio; ho voluto omaggiarlo e dare una minima traccia all’ipotetico impossibile fruitore di cartelli stradali che fosse lettore di Perec.

D. Perchè hai scelto come soggetto delle poesie degli animali? L'archetipo è Esopo, che traeva ammonimenti morali dai suoi racconti; c'è una morale che appartiene alla condotta degli animali delle poesie?


R. Proprio perché i componimenti fossero immersi in un’atmosfera di favola, la quale è insieme divertita, divertente, tenera, amara, didattica. In molte di queste poesie c’è un meccanismo di ironia che fa leva su un’idea popolare del vizio, come l’alcol, le droghe, le perversioni sessuali. Ma intendendo io queste cose senz’altro come valori, la morale sottesa è semmai di beffarda esaltazione di buoi ammalati di lue e naselli cocainomani.

D. Qual è stata la tua intenzione principale per "alato scialare"? Lo sberleffo? La volontà di distinzione? Una forma di appropriazione del territorio polesano? un arcano percorso di elevazione? O cos'altro?


R. A parte i motivi che già si trovano nelle risposte fin qui date, una delle intenzioni principali è stata quella di creare un grande gioco che fosse appassionante per me da allestire e per il sempre ipotetico (impossibile?) fruitore lettore percorritore di strade provinciali da giocare. Una sorta di grande quanto apparentemente invisibile caccia al tesoro letteraria.

D. Una possibile impressione che suscita "alato scialare" è che l'arte non deve medicalizzarsi nei musei, ma deve essere appesa e visibile per strada. Cosa ne pensi? Si potrebbe tuttavia obiettare che la stessa cosa possono essere un museo rinchiuso ampio 50 mq ed un museo ampio quanto un territorio provinciale. Ciò che cambia è l'atteggiamento verso l'arte. Qual è il tuo atteggiamento verso l'arte? Vive per l'autore? Vive per il fruitore?


R. Non che l’arte DEBBA essere appesa fuori dai suoi luoghi tipici, ma come abbiamo visto, è un gioco che le si può far giocare. Alato Scialare è anche un esperimento scientifico che vuole misurare la reazione di persone che non avrebbero mai letto un libro di coppie di endecasillabi che parlano della loro provincia, di fronte appunto a questi strani componimenti. Il mio atteggiamento verso l’arte è quello del fedele che cerca di prendere i voti. Perciò, risultando questa una divinità, mi spaventa, mi consola, ma soprattutto mi ama.

D. Ritieni che "alato scialare" sia arte? La definiresti "instant-art"? O un'installazione?


R. Dei versi così rapidi e ben cesellati è difficile che non siano arte. Non darei però all’operazione uno di quei nomi da avanguardisti perdigiorno degli ultimi vent’anni; è semplicemente poesia scritta su adesivi su cartelli anziché su carta dentro libri.

D. Cosa pensi dell'anonimato dell'artista? E' l'artista il titolare della sua arte, è lui a fabbricarla, oppure è l'arte che si serve di qualcuno che chiamiamo artista? Ritieni sia solo una questione di modestia?


R. Come ci ha insegnato Calvino (il Sanremese, non lo Svizzero) possono essere vere entrambe le teorie. Anzi per avere una buona opera forse devono convivere nell’artista il grande e consapevole dominio tecnico e quel tanto di inesplicabile possessione che rende magica l’arte anche per chi la fa.

D. Molti esteti novecenteschi ed alcuni filosofi sostengono che l'arte è il solo mezzo per la salvezza privata dell'uomo. Sei d'accordo?


R. Sì, ma c’è anche il gioco.